La Certosa di Pavia: le cappelle laterali

Distante solo 800 metri dal nostro hotel, la Certosa è uno dei monumenti del Rinascimento lombardo più suggestivi da visitare in Provincia di Pavia. Appena varcata la soglia rimarrete stupefatti dalla magnificenza del soffitto e dalle cappelle laterali.
Vediamole insieme nel dettaglio

La sua storia è legata alle famiglie lombarde dei Visconti e degli Sforza: i primi ne furono i fondatori, nel 1396, nella persona di Gian Galeazzo, i secondi videro il compimento della Chiesa nel 1451.
A chi si appresta a visitare la Certosa di Pavia subito s’impone un’evidente profusione decorativa, comune a tutto il complesso, costituito non solo dalla chiesa, dedicata alla Madonna delle Grazie (da qui il simbolo GraCar -Gratiarum Carthusia), ma anche dai chiostri, dalla Foresteria o Palazzo Ducale, dalle corti di servizio e da una vasta area di terreno e campi coltivati.

Oltre due secoli furono necessari per completare il monumento, con inevitabile sovrapposizione di stili (gotico, rinascimentale, barocco).
Alle vicende edilizie della Certosa, dalla fondazione al compimento, parteciparono numerosi architetti, individuabili principalmente in Bernardo da Venezia, Giacomo da Campione, Cristoforo da Conigo, Giovanni e Giuniforte Solari.
A questi va aggiunta una folta schiera di scultori, plasticatori e lapicidi, ai quali si deve la decorazione dell’intero complesso.
La facciata impegnò artisti quali Giovanni Antonio Amadeo, i fratelli Cristoforo e Antonio Mantegazza, il Briosco, il Dolcebuono, Cristoforo Lombardo.

All’interno del Monastero non sarà possibile fare fotografie, motivo in più per godervi le suggestioni che sarà in grado di regalarvi.
Troverete affascinanti opere d’arte e contemporaneamente la pace che solo la natura e il silenzio sanno donare.
Tralasciate quindi macchine fotografiche e cellulari e godetevi la visita.
Troverete le splendide immagini degli interni sulla nostra pagina Facebook. Non vi resta che godervi la passeggiata.

La pianta della Certosa è a croce latina, divisa in tre navate, con abside e transetto, e coperta da volte a crociera; una sorta di Duomo di Milano ma in dimensioni ridotte.
Arriverà subito alla vista lo splendido soffitto, trapuntato di stelle dorate e un blu davvero intenso.
Guardate in alto, nella parete sulla vostra sinistra.
Troverete delle finestre dipinte; nella prima scorgerete il volto di un frate che sembra controllare la chiesa dall’altro.
Non è il solo però, trovate voi l’altro 🙂

Le cappelle laterali di sinistra

La prima cappella  è di gusto barocco. La pala d’altare con La Maddalena ai piedi di Cristo è del parmigiano Peroni, mentre la decorazione ad affresco è di Federico Bianchi, allievo di Ercole Procaccini (1663).
Sono invece quattrocenteschi il lavabo scolpito dai Mantegazza e la vetrata dei de’ Mottis, autori di molte delle celebri vetrate del duomo di Milano.

Nella seconda cappella, è ospitato il celebre Polittico di Pietro Perugino, commissionato dal Duca Ludovico il Moro al famoso pittore umbro nel 1496.
Si sviluppa su due registri: in alto il Padre Eterno, in basso le tre tavole con San Michele arcangelo, l’Adorazione del Bambino e San Raffaele e Tobiolo.
In sostituzione delle due tavole disperse ai lati del Padre Eterno, vennero inseriti in alto i due pannelli con i Dottori della Chiesa del Bergognone, realizzati per un altro polittico della Certosa successivamente smembrato.

La terza cappella, intitolata a san Giovanni Battista, cui è dedicato il ciclo di affreschi del genovese Giovan Battista Carlone, caratterizzati da vivaci colori, monumentali ambientazioni architettoniche e una resa fresca e realistica delle figure.

Nella quinta cappella, la Pala di Francesco Cairo, rappresenta santa Caterina da Siena insieme alla sua omonima santa Caterina d’Alessandria.

La sesta custodisce uno dei maggiori capolavori pittorici del complesso, la Pala di Sant’Ambrogio (1490) del Bergognone, sacra conversazione tra santi milanesi.
Il dipinto mostra una qualità tecnica elevatissima, con una resa minuziosa dei preziosi particolari delle vesti, che rivelano la particolare interpretazione bergognonesca della maniera dei fiamminghi e di Antonello da Messina.

Interamente barocca è l’ultima cappella, dove le movimentate scene sono di Cristoforo Storer.
Il dipinto con la Vergine del Rosario è un capolavoro del maestro barocco milanese Morazzone, pittore al servizio del cardinale Federico Borromeo, che realizza un’opera di raffinata eleganza nei toni delicati, nelle forme allungate e nelle dolci espressioni dei personaggi.

Le cappelle laterali di destra

Sulla destra, la seconda cappella custodisce un altro capolavoro rinascimentale commissionato dal Duca Ludovico ad un maestro dell’Italia centrale, allievo di Pinturicchio, testimone della sua volontà di arricchire il patrimonio della certosa con opere dei più famosi maestri italiani del tempo.
Il polittico è firmato da Macrino d’Alba sulla tavola centrale inferiore e datato 1496.
Esso mostra la profonda cultura classica dell’autore, nel Cristo risorto ideato su modelli statuari classici, e nelle architetture romane sugli sfondi dei due Santi laterali (Settizonio, Terme di Diocleziano, Torre delle Milizie), nel fregio dorato su fondo rosso del gradino del trono della Vergine che deriva da un modello della Domus Aurea.
Le due tavole del Bergognone con i Quattro Evangelisti, aggiunte successivamente, mostrano la resa profondamente realistica dei soggetti aggiornata sulle novità prospettiche e illusionistiche di Bramante.
Si segnalano dello stesso Bergognone, la pala di San Siro (1491) nella quinta cappella e la Crocifissione (1490) nella quarta.
Altre pale dello stesso artista sono ora disperse tra musei e collezioni private.

La sesta cappella ospita invece la Madonna col bambino e i santi Petro e Paolo, capolavoro barocco di Guercino.
Al di sotto, il mirabile palliotto d’altare mostra una fantasia con architetture, ghirlande di fiori e uccelli di grande effetto cromatico.
L’opera, in commesso di marmi pregiati e pietre dure è del marmorista Carlo Battista Sacchi.
Al centro la decorazione si fa esuberante intorno al medaglione pendente con lo stemma pontificio costituito dalla tiara e dalle chiavi di San Pietro. Si tratta di uno dei paliotti più notevoli della Certosa, realizzato nel 1688.

Eccoci davanti all’altare.
Seguiteci nel prossimo articolo per scoprire nel dettaglio le opere d’arte oltre la cancellata.

Nel frattempo, rimanete aggiornati sugli eventi del Comune di Certosa di Pavia